E’ troppo tempo…

E’ troppo tempo che non scrivo… L’ultimo articolo del blog risale al 27 febbraio 2017. Che vergogna. Ma c’è una ragione, come sempre.  In questo anno e sette mesi sono successe un’infinità di cose belle e brutte, ma come avete visto il blog ha resistito all’uragano degli eventi ed è ancora qui. Ora da reinventare. Ora da riscrivere.

Nel riaprire il blog sono stata travolta dai vostri numerosissimi messaggi: chi mi faceva delle domande, chi mi ringraziava per le spiegazioni, chi chiede un consiglio… E subito mi è venuta un po’ di nostalgia, nostalgia nel ripensare alle lunghe mattine tra cartamodelli e prove in tessuto, poi scannerizza i fogli, scrivi per bene questo passaggio, anzi no riscrivilo meglio altrimenti non è chiaro… Che bello era! E quante cose avete fatto! Mi manca tutto questo.

Tornerò. Tornerò sicuramente. Non so bene in che veste lo farò, ma non lascerò che questo blog appassisca per la mia mancanza di tempo. Non è giusto. “Il blog in rosa” è nato per unirci tutte noi sartine esperte e non in questa grande stanza, sedute una vicina all’altra ognuna con la sua macchina da cucire, fotocopie di istruzioni per cartamodelli e un bollitore per il té sui fornelli. Ci vediamo qui!

A presto.

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Colleen Atwood vince l’Oscar!

E’ Colleen Atwood ad essersi aggiudicata (per la quarta volta nella sua carriera) l’Oscar per i migliori costumi col film “Animali Fantastici e Dove trovarli”, antefatto della fortunatissima saga di Harry Potter.

Ottima la “filologicità” dei costumi, in linea con l’abbigliamento anni ’30 (la pellicola è ambientata proprio negli anni ’30 in America). Attenta la scelta dei tessuti, dei colori, delle forme. Insomma, brava Colleen!

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Il premio Oscar Eddie Redmayne dei panni di Newt Scamander

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Eddie Redmayne e Katherine Waterston 

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Alison Sudol nei panni di Queenie Goldstein

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Katherine Waterston nei panni di Tina Goldstein

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Queenie e Kowalski

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La Waterston

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Colin Farrel

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Ezra Miller

Mariano chi? Storia del padre del plissé

È difficile incontrare qualcuno che conosca Mariano Fortuny, non è uno di quegli stilisti di cui si parla spesso nonostante abbia avuto un’enorme importanza nel panorama della moda.

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All’anagrafe Mariano Fortuny y Madrazo nato a Granada l’undici maggio 1871 da padre pittore e madre artista. In seguito alla morte del padre si trasferì con la madre prima a Parigi, dove si accostò per la prima volta alla pittura, e poi a Venezia dove apri un suo laboratorio.

Dapprima si impegnò nella pittura per poi passare all’incisione, alla scenografia, alla scenotecnica ed infine alla moda (fu anche costumista) rielaborando le forme dell’abbigliamento greco e introducendovi le stampe di gusto tipicamente catalano. Inoltre creò uno stile di abiti morbidi e leggeri chiamati “Delphos” realizzati in tessuto lavorato a piegoline fitte, a lui infatti si deve l’ideazione del tessuto plissé ottenendone il brevetto nel 1909.

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Nel 1902 conobbe Hernriette Nigrin, sua musa e dal 1924 moglie, che gli resterà accanto per ben 47 anni esercitando sull’artista una fortissima ispirazione, si devono a lei infatti tantissime creazioni di Mariano tra cui le splendide stampe su tessuto e si dice anche il Delphos.

Morì all’età di 78 anni nel suo palazzo a Venezia che fu donato alla città dalla sua vedova e che oggi ospita il Museo Fortuny, assolutamente da visitare.

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Henrietta Nigrin

 

 

 

 

Tutti gli uomini di Coco

Forse non tutti sanno che il grandissimo successo di Coco Chanel fu grazie a due uomini in particolare, i due uomini più importanti della sua vita, due amori grandi e due finanziatori: Etienne de Balsan e Boy Capel.

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Etienne e Coco

Figlio di imprenditori tessili e ufficiale di cavalleria, Etienne de Balsan invitò Coco a vivere con lui presso il suo castello di Royallieu dove lei imparó a cavalcare (creó per questo scopo i primi pantaloni da donna) e poi a fare deliziosi cappelli di paglia. Etienne non riuscì mai a concepire la voglia di lavorare di Coco ma decise comunque di finanziarla così Coco iniziò a creare piccoli cappelli di paglia in un’epoca di cappelli sfarzosi ed esagerati (siamo agli inizi del Novecento).

BOY CAPEL

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Boy e Coco

Boy Capel era un importante industriale di Newcastle impegnato dell’esportazione di carbone e si innamorò di Coco proprio a Royallieu. I due andarono a vivere a Parigi e qui le permise grazie ad un ingente investimento di aprire la sua boutique al numero 31 di Rue Cambon, dove poi iniziò non solo a vendere cappelli, bensì anche veri e propri capi di abbigliamento.

Ma l’amore tra Coco e Boy fu distrutto da un terribile incidente in cui Boy morì nel 1919 gettando Coco in una profonda depressione dalla quale ne uscí più forte di prima.

Dunque possiamo dire che se Coco Chanel è stata ed è tutt’oggi un mito, un’icona, un modello, è stato anche grazie a questi due grandi amori che hanno avuto fiducia in lei, che hanno creduto nelle idee controcorrente di una piccola donna che ha fatto del suo lavoro la propria missione di vita.

Vamos Paco!

Compie oggi 83 anni Paco Rabanne, stilista Spagnolo (all’anagrafe Francisco Rabaneda Cuervo) noto come “il metallurgico della moda” perché fu il primo ad utilizzare per le sue creazioni metalli e materiali inusuali. Oggi forse più noto per le sue fragranze che per i suoi abiti, negli anni ’60 aprì la sua casa di moda apportando una vera rivoluzione partendo come sopra detto dai materiali e dall’utilizzo della musica durante le sue sfilate.

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Paco nel suo studio negli anni ’70

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Oltre ad aver vestito star internazionali di oggi come Lady Gaga e Katy Perry, fu ilpreferito di Romina Power negli anni ’70.

Easy bag!

Oggi vi propongo la mia Easy Bag: semplice da realizzare e da portare!

Qui per voi il MOOD che ho realizzato con il cartamodello,misure e spiegazione del modello

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Spiegazione:

  • La borsa ha cinque facce: due laterali strette e lunghe, due (una frontale e una posteriore) facce più squadrate, e una sotto che ci permette di poggiarla.
  • Nel modello qui proposto sono stati utilizzati due tessuti: un cotone stampato a motivo floreale e una pelle morbida.
  • Le due facce (anteriore e posteriore) sono realizzate in due parti: una superiore (realizzata nel tessuto floreale)  e una inferiore (realizzata in pelle).
  • Le due parti laterali sono state realizzate in due parti: una superiore (realizzata nel tessuto floreale) e una inferiore (realizzata in pelle).
  • Il fondo è in pelle.
  • PER LE MANIGLIE non ho realizzato il cartamodello: mi è bastato tagliare a misura (nel mio caso 90 cm a maniglia) un gros grain e cucirlo alla faccia anteriore e alla faccia posteriore. ATTENZIONE: CUCITELE PRIMA DI MONTARE LA FODERA!

 

SE VOLETE FODERARLA:

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Come vedete la fodera non è stata realizzata coi tagli come la borsa esterna in quanto resta nascosta all’interno.

 

IL BOTTONE

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Io ho optato per il bottone e ho scelto questo magnetico. Come vedete dall’immagine, nella parte posteriore ha due alette che vanno inserite nel tessuto e piegate su loro stesse bloccando il bottone. ATTENZIONE: SE FODERATE LA BORSA RICORDATEVI DI MONTARLI PRIMA DI CUCIRE LA FODERA!

Fashion theraphy

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La moda ti fa bella! Che novità… Certo, perché dietro questo semplice concetto c’è una grande verità. Non si tratta solo di acquistare un capo d’abbigliamento bello a renderci felici, in realtà è un meccanismo che si mette in atto nel momento stesso in cui ci imponiamo di essere belle e indossare quel capo speciale appena acquistato ci fa stare bene, oltre che renderci belle. La moda ci offre capi d’abbigliamento, scarpe, trucchi al fine di piacerci e stare bene con noi stesse, di valorizzarci, quindi sì….lo shopping, fatto bene, consapevole, aumenta la nostra autostima, di conseguenza stiamo bene con noi stesse, e se stiamo bene con noi stesse, col nostro corpo, con la nostra fisicità, stiamo bene anche con gli altri.

Kit Yarrow, psicologa statunitense (qui il link diretto al suo sito: www.kityarrow.com) sostiene fermamente che lo shopping è terapeutico in quanto ci sostiene nei momenti di “transizione” della nostra vita, come un nuovo lavoro o un nuovo amore, ci aiuta a raggiungere il successo, inteso sia a livello lavorativo che strettamente personale, e soprattutto è un “aggregatore sociale”.